






È passato un po’ di tempo da quando siamo tornati, ma finalmente riusciamo a trovare qualche minuto per raccontare le esperienze acquatiche fatte quest’estate alle Fiji.
C’è da dire che purtroppo non siamo stati molto fortunati con il tempo: pur essendo la stagione “secca”, abbiamo trovato un bel po’ di pioggia. Per fortuna, come ci diceva uno dei nostri accompagnatori subacquei, sott’acqua non piove, per cui ci siamo divertiti lo stesso.
La prima tappa del nostro viaggio è stata Malolo Lai Lai: abbiamo alloggiato al Plantation Island Resort (http://www.plantationisland.com): una struttura molto simile a quella di un villaggio turistico italiano dove abbiamo trovato un buon centro diving con cui siamo riusciti a fare due immersioni. Avremmo voluto farne altre, ma il tempo è stato sempre un po’ incerto (tranne l’ultimo giorno: che fortuna, vero?).
Il 12 agosto, appena arrivati, abbiamo fatto solo un po’ di snorkeling: con la barca del resort ci siamo allontanati un po’ verso il reef e, armati di ben due macchine fotografiche, ci siamo tuffati in mezzo ai coralli. Con le nuvole e un po’ di pioggerellina non si vedevano molto bene i colori, ma l’esperienza è stata ugualmente appagante.
Abbiamo visto il solito bel campionario di pesci tropicali: pesci angelo, pesci pappagallo, pesci scatola, pesci trombetta, ecc… Poi un attimo prima di uscire abbiamo avuto una sorpresa. Mentre ci avvicinavamo alla barca ho sentito qualcosa che strisciava il mio polpaccio: ho subito pensato che qualunque cosa fosse non dovevo fare nessun movimento. Quando mi sono girato ho visto cos’era: un serpente d’acqua a strisce bianche e nere. Marzia lo ha visto sgusciare dalle rocce e prima di chiedersi se fosse pericoloso o meno ha pensato bene di fotografarlo. Poi ha capito che forse non era il caso di insistere: i serpenti d’acqua sono tanto timidi quanto velenosi, per cui sono loro scappano per paura, ma se dovessero mordere sono guai seri. Per fortuna il serpente ha deciso di allontanarsi, ma non sapendo dove andare ha pensato bene di strisciarsi un po’ addosso a me. Quando abbiamo raccontato l’episodio al marinaio che portava la barca, ci ha detto che lì era pieno di serpenti e che non era mai successo niente.
Finalmente il pomeriggio del 13 agosto siamo riusciti a fare la nostra prima immersione: il nostro accompagnatore, Jona, ci ha portato al Magic Drift, profondità massima 18 metri. Eravamo in tutto cinque sub: il nostro accompagnatore, Marzia ed io più altri due tedeschi, padre e figlia. Devo dire che un po’ di emozione c’è stata: era la prima volta che ci immergevamo dopo il corso; in più abbiamo fatto un po’ di fatica con i termini delle attrezzature in inglese, ma alla fine abbiamo preso confidenza e ci siamo lanciati. Appena sgonfiato il GAV (anzi no, il BCD ), ci siamo ritrovati in un mondo pieno di pesci e di coralli, ciascuno con i suoi colori spettacolari. Abbiamo scattato un mare di foto, ma, un po’ per inesperienza, un po’ perché la macchina era stata appena comprata, la resa non è stata granché. Ciò nonostante, qualche foto siamo riusciti a salvarla. Abbiamo visto un bel po’ di pesci angelo, pesci pappagallo, pesci pagliaccio, pesci scatola, qualche nudibranco ed un paio di squali pinna bianca che dormicchiavano sul fondo.
Il 15 agosto (mannaggia, il 14 ha piovuto tutto il giorno!!!) Jona ci ha portato al Plantation Pinnacle: una formazione corallina a forma di torre, il cui punto più alto è a 8 metri, con alla base un passaggio di un paio di metri di profondità che porta da un punto all’altro del pinnacolo. Profondità massima…. Vabbè: lo so che Francesco non approverà, ma lo diciamo lo stesso: 25 metri. In realtà a 25 metri ci siamo rimasti pochissimo, visto che l’immersione è stata in pratica una lenta risalita intorno al pinnacolo. Anche qui, una miriade di pesci, tra cui anche pesci chirurgo, pesci scorpione, e nudibranchi.
Poi ci siamo trasferiti all’isola di Kadavu: quando abbiamo prenotato la vacanza non sapevamo di essere subacquei, nel senso che prima abbiamo prenotato la vacanza e poi abbiamo fatto il corso. Abbiamo scoperto che a Kadavu c’è uno dei reef più belli del mondo: l’Astrolabe Reef. Quando abbiamo detto all’agenzia che stavamo facendo il corso sub, ha tentato di allungarci la permanenza su quest’isola, ma purtroppo non c’erano disponibilità. Siamo rimasti solo 3 giorni al Tiliva Resort (http://www.tilivaresort.com): un posto molto accogliente con solo 4 bure, le tipiche casette in legno fijane. Il resort è gestito da una signora inglese e suo marito fijano e accolgono prevalentemente subacquei; infatti appena arrivati, prima ci hanno fatto scegliere mute, GAV ed erogatori e poi ci hanno dato il nostro bure. Il posto è bellissimo, ma è una faticaccia arrivarci: un’ora su un aereo minuscolo più un’ora di barca dall’aeroporto alla spiaggia del resort, ma ne vale veramente la pena.
Il 17 agosto dopo la colazione siamo andati ad un resort vicino al nostro che ha il centro diving vero e proprio: molto spartano, a dire la verità, con un bel po’ di mute consumate. Ma con degli istruttori bravissimi e premurosi: Justin, un inglese che ha deciso di scappare dal mondo e rifugiarsi alle Fiji, e Michael, un Fijano. Insieme a noi ci sono altri due sub che erano sul nostro aeroplanino e alloggiano al nostro stesso resort. Sono Jean-Pierre e Tracy: due simpaticissimi australiani che hanno fatto un bel po’ di viaggi subacquei in giro per il mondo. La nostra fortuna è stata che Jean-Pierre è un francese di origini siciliane e quindi con lui siamo riusciti a dialogare più agevolmente. La prima immersione è al Mo’s Garden: profondità massima 18 metri. I nostri due accompagnatori si sono divisi: Justin con noi e Michael con Jean-Pierre e Tracy. Mentre noi ci siamo mantenuti sempre al limite del nostro brevetto, gli altri tre sono andati un po’ più sotto. La bellezza del reef non è tanto quella dei pesci quanto quella dei coralli: sono bellissimi e molto colorati. A fine immersione ci fermiamo un’oretta alla spiaggia Paradise Beach (devo dire che il nome rende l’idea, anche perché c’è finalmente un bel sole che restituisce alla nostra vista i tipici colori di una spiaggia tropicale). I nostri accompagnatori ci offrono tè e cocco, ci fanno riposare un po’ e poi ci riaccompagnano sul reef: stavolta ci portano al Purple Wall, profondità massima 15 metri. Qui facciamo la nostra prima immersione in corrente; stare fermi mentre i coralli e i pesci scorrono davanti ai nostri occhi è una sensazione bellissima, anche se è stato faticoso riuscire a fare qualche foto (molte sono venute mosse, vista la corrente).
Il 18 agosto abbiamo fatto altre due immersioni. Prima di salire in barca, una razza viene a darci il buongiorno. Jean-Pierre è rimasto al resort con un po’ di febbre, per cui siamo solo cinque sub. Justin e Michael ci portano al Fish Market, profondità massima 18 metri. All’inizio dell’immersione non capiamo il perché del nome, visto che tutto sommato non è tanto diversa dalle altre. Ma lo capiamo alla fine: ci troviamo di fronte ad un vero e proprio acquario pieno di pesci colorati, un vero e proprio fish market: pesci scatola, pesci napoleone, qualche tonno, pesci chirurgo, oltre agli immancabili pesci pappagallo, pesci angelo e pesci pagliaccio. Durante l’immersione ci ha fatto visita anche uno squalo grigio, ma non siamo riusciti a vederlo bene: Michael ce l’ha segnalato battendo il coltello sulla bombola, ma quando ci siamo girati stava andando via. Peccato! Dopo l’immersione, la solita sosta a Paradise Beach con tè e cocco; poi si riparte per il Japanese Garden: profondità massima 15 metri. Prima di immergerci Michael ci dice scherzando che se incontriamo qualche giapponese, dobbiamo salutarlo. Facciamo fatica a capire il senso della battuta, ma poi lo capiamo benissimo una volta sgonfiato il GAV. Sembra veramente di essere in un giardino giapponese e ci aspettiamo da un momento all’altro di vedere il giardiniere giapponese: i coralli assumono la forma di alberi, cespugli, bonsai. E tra essi ci sono migliaia di pescetti colorati che si rincorrono e ci fanno capire che siamo sott’acqua e non a Tokio. A fine immersione vediamo anche una tartaruga, un pesce “bidone”, cioè un pesce scatola di dimensioni davvero notevoli, ed un superbo pesce napoleone, anche lui bello grosso.
Dopo Kadavu abbiamo fatto una minicrociera di quattro giorni sul veliero Spirit of Adventure alle isole Yasawa (http://www.captaincook.com.au/home.asp?pageid=1661F5DD27C61DDC&destinationid=0042A755F5F9BE82&cruiseid=2CD9025D0FA6BEB5): in realtà non era una vera e propria crociera, nel senso che ogni giorno si tornava a dormire all’isola di Drawaqa. Un posto bellissimo, ma forse un po’ troppo spartano (anche per noi). Il posto è famoso per il Mantha Ray Pass, ossia il passaggio all’interno del quale ci sono le mante; infatti il giorno dopo l’arrivo ci portano alle 7 del mattino (tanto siamo già svegli dalle 5) a fare snorkeling in mezzo alle mante. Devo dire che lo spettacolo è eccezionale: vedere questi animali che sembrano volare nell’acqua, circondati da remore ed altri pesci colorati è molto emozionante. Giusto per non farci mancare niente chiediamo di fare qualche immersione. Il posto non è attrezzato, per cui comunicano via radio (sì, via radio: sull’isola non ci sono telefoni) con il resort dell’isola accanto alla nostra e ci vengono a prendere. Ci portano a Mantha Ray Island dove c’è un centro diving molto ben attrezzato e frequentato oltre che da sub, anche da gente che decide di provare l’ebbrezza dell’immersione e si iscrive ai corsi che il resort organizza. Siamo in cinque: la nostra accompagnatrice (una fijana dal fisico esile, ma dalla forza incredibile: bisognava vederla mentre si caricava in spalla la sua bombola più quella di Marzia o mentre fermava la barca per farci scendere a riva!!!), più una coppia di canadesi. Ci portano al Soft Coral Garden: profondità 15 metri. La particolarità sono le stelle marine di colore blu elettrico. La cosa strana di questa immersione è che per un eccesso di zelo la nostra accompagnatrice, vedendo che Marzia stava finendo l’aria ha deciso di scambiare con lei il GAV: per fortuna che avevano la stessa taglia. Secondo noi è stato un po’ eccessivo: c’era tutto il tempo di risalire senza problemi; forse voleva solo allungare un po’ il tempo dell’immersione. Giusto il tempo di riposarci un po’ e poi ci rituffiamo per la seconda immersione, sempre al Soft Coral Garden, stavolta scendiamo fino a 12 metri. Anche qui è pieno di stelle marine, ma oltre a quelle blu elettrico, ne vediamo altre gialle. Stavolta è toccato a me fare l’esercizio dello scambio del GAV: l’accompagnatrice per precauzione si è tolta il suo GAV e me l’ha passato, solo che io ero il doppio di lei, per cui ho finito l’immersione con la cintura a strappo tenuta per i lembi ed i cross aperti perché non arrivavano a chiudersi. Anche questo è stato un eccesso di zelo. Questa è stata la nostra ultima immersione alle Fiji: siamo rientrati il 25 agosto.
Che dire in conclusione: sicuramente il posto più bello è stato Kadavu, sia per le immersioni che per la bellezza del posto. Avremmo voluto fare altre immersioni con Jean-Pierre e Tracy che sono andati anche fuori dal reef, ma i giorni a disposizione erano solo tre. Anche l’accoglienza, l’ospitalità e la cucina del resort sono state eccezionali. Anche Malolo Lai Lai ci è piaciuta: abbiamo fatto solo due immersioni, ma sono state molto belle; purtroppo il tempo non ci ha consentito di visitare tutti i punti di immersione dell’isola. La crociera alle Yasawa non ci ha entusiasmato: a parte lo snorkeling con le mante, le immersioni sono state al di sotto delle aspettative. Le Fiji restano comunque un posto bellissimo e molto ben organizzato per il turismo, anche per quello subacqueo: un posto che vale la pena visitare.
Bula (cioè “ciao” in fijano) a tutti gli amici di Acchiappasub!!!
Marzia e Giuseppe




































